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amazon echo

Nel campo della tecnologia intelligente, l’ultima frontiera varcata da Amazon si chiama “Echo”, un oggetto tecnologico e smart, dal design accattivante e con molteplici funzioni, che si attiva con riconoscimento vocale del nome “Alexa”.

 

Grazie a questo tipo di comando vocale e alla sua logica interattiva, “Echo” ha conquistato il mercato. Realizzato con più di cinquecento software che creano i comandi vocali, può svolgere molteplici funzioni come controllare il proprio conto corrente, avviare una stazione radio su internet, eseguire una play list musicale, ricordare gli impegni fissati sul calendario, compilare la lista della spesa, o ancora avere notizie in tempo reale su traffico, attualità e meteo.

Disponibile negli Stati Uniti già a partire dal periodo natalizio, il costo di Amazon Echo si aggira sui 180 dollari (circa 164 euro) e oggi può essere ordinato e ricevuto anche in Italia grazie all’azienda di e-commerce di New York “Big Apple Buddy”, specializzata proprio in questo tipo di commercio transfrontaliero.

 

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Venduti oltre tre milioni di Amazon Echo da Natale 2015 !

Certo, dopo il flop del “Fire Phone” (uno smartphone lanciato da Amazon che avrebbe dovuto fare concorrenza ai maggiori marchi sul mercato), quando “Amazon Echo” fu lanciato molti critici di Amazon lo derisero, perchè nessuno si sarebbe mai aspettato un simile successo.

Da Natale 2015 sono stati venduti oltre tre milioni di “Echo” e migliaia di clienti hanno fornito una recensione del prodotto direttamente sul sito di Amazon, valutandola mediamente 4,5 stelle su 5. Inoltre, ad oggi, moltissimi sviluppatori indipendenti stanno lavorando per progettare delle “app” compatibili con il sistema di controllo vocale di “Echo” al fine di potenziarne le funzionalità.

 

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Ci sono alcune curiosità che ruotano intorno al progetto di “Echo”, prima fra tutte il fatto che inizialmente Jeff Bezos (“CEO” di Amazon) non credesse che “Alexa” fosse la parola giusta per attivare il comandi vocali di “Amazon Echo, preferendo invece che la parola fosse “Amazon”.

Ovviamente questo avrebbe provocato problemi non indifferenti, visto la frequenza con la quale la parola “Amazon” viene pronunciata sia nel parlato comune, che nelle pubblicità televisive o radiofoniche, quindi alla fine si optò per “Alexa”. Ma il fatto più affascinante e misterioso è che Amazon diede origine al Lab126 (gruppo di lavoro che ha sviluppato “Echo”) nel 2004 per ideare e realizzare prodotti come “Kindle” (e-reader), e che gli stessi appartenenti di questo laboratorio si riferiscano a Kindle come “progetto A”, a Fire Phone come “progetto B”, mentre per Amazon Echo, i cui lavori iniziarono nel 2011, il riferimento è “progetto D”.

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Amazon Echo: il “Progetto D”

A questo punto viene naturale chiedersi quale fosse il “progetto C” e analizzando le domande per i brevetti depositate dagli ingegneri di questo laboratorio, è possibile intuire quale fosse la tematica e l’obiettivo di questo progetto tenuto nascosto.

Risalgono al 2010, infatti, le domande di cinque brevetti denominati “realtà aumentata”.

Un brevetto prevedeva la realizzazione di ologrammi da proiettare o sovrapporre a un’immagine del mondo reale, un altro brevetto prevedeva di realizzare una tecnologia in grado di tracciare i movimenti nello spazio delle persone e di reagire ai loro stimoli (ad esempio voce, fischi, battiti di mani). Messi insieme questi due brevetti concretizzavano la straordinaria possibilità di realizzare delle figure virtuali in grado di seguire le persone fisiche e di interagire con loro.

Il progetto, però, venne accantonato dopo il fallimento del “Fire Phone” che spinse i responsabili del laboratorio a dubitare delle capacità dei loro dipendenti nella realizzazione di progetti più impegnativi.

Allo stato attuale la speranza degli ideatori per “Amazon Echo” è che il dispositivo possa fungere da “Hub” per le così dette case domotiche.